Il modello di dichiarazione TASI deve essere unico e valido su tutto il territorio nazionale. All’interno della disciplina generale del tributo non è, infatti, possibile desumere la facoltà per i Comuni

di predisporre autonomamente modelli di dichiarazione concernenti la TASI, i quali, tra l’altro, confliggerebbero con i principi di semplificazione amministrativa degli adempimenti dei contribuenti, già realizzati con l’IMU.
In sostanza, al Comune è demandato esclusivamente l’onere di mettere a disposizione il modello di dichiarazione ma non anche di predisporlo.
E’ questa la risposta fornita dal Dipartimento delle Finanze nella risoluzione n. 3/DF del 25 marzo 2015, in risposta ai numerosi quesiti nei quali è stato segnalato che diversi Comuni hanno emanato un apposito modello, valido nel proprio territorio, ai fini della dichiarazione relativa al tributo per i servizi indivisibili (TASI).
Dalla lettura delle norme che disciplinano la TASI – precisa il Dipartimento delle Finanze – emerge che il modello di dichiarazione deve essere approvato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze. In particolare, l’art. 1, comma 639, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di stabilità 2014) stabilisce che l’imposta unica comunale (IUC) si compone dell’imposta municipale propria (IMU), di natura patrimoniale, dovuta dal possessore di immobili, e di una componente riferita ai servizi, che si articola nel tributo per i servizi indivisibili (TASI), a carico sia del possessore che dell’utilizzatore dell’immobile e nella tassa sui rifiuti (TARI), destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore.
Attesa la stretta interconnessione tra i menzionati tributi, il Legislatore ha previsto alcune disposizioni comuni, tra le quali, per quanto qui di interesse, figurano quelle contenute nel successivo comma 684, in base al quale i soggetti passivi presentano la dichiarazione relativa alla IUC entro il termine del 30 giugno dell’anno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione dei locali e delle aree assoggettabili al tributo.
Il successivo comma 685 dispone che la dichiarazione deve essere redatta “su modello messo a disposizione dal comune”.
Pertanto, dalla semplice lettura della norma in questione, emerge che al Comune è demandato esclusivamente l’onere di mettere a disposizione il modello ma non anche di predisporlo.
Parere nettamente opposto è quello della IFEL (Fondazione ANCI), la quale, con una nota del 27 marzo 2015, sostiene che, se da un lato è del tutto condivisibile la richiamata esigenza di semplificazione degli adempimenti posti a carico dei contribuenti che possiedono o detengono immobili in diversi Comuni, dall’altro lato, “la previsione di un modello unico nazionale di dichiarazione Tasi non trova alcun riscontro nella normativa, oltre a porre diversi problemi operativi”.
In particolare, il riferimento al comma 687 della legge di stabilità 2014, che estende alla TASI le disposizioni concernenti la “presentazione” della dichiarazione IMU, non può essere così ampio da ricomprendere anche l’adozione di un modello unico nazionale.
Nel caso in cui – conclude la IFEL – nonostante l’ambito oggettivamente ristretto della potestà regolamentare comunale in materia di dichiarazione TASI, si ritenga necessario un modello dichiarativo unico nazionale, “sarà necessario apportare con l’urgenza del caso una modifica normativa che demandi espressamente ad un provvedimento ministeriale la formulazione di tale modello, così da permettere ai contribuenti di adempiere in tempo utile alla scadenza del prossimo 30 giugno”.