Pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 166 del 20 luglio 2015, il Decreto interministeriale 30 giugno 2015, sulla “Definizione di un quadro operativo per il riconoscimento a livello nazionale delle qualificazioni regionali e delle relative

 competenze, nell’ambito del Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13”.
Il decreto recepisce l’intesa Stato – Regioni del 22 gennaio 2015 (Rep. 8/CSR) e definisce il quadro operativo per il riconoscimento, a livello nazionale, delle qualifiche regionali e delle relative competenze nell’ambito del repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali di cui all’art. 8 del D.Lgs. n. 13/2013.
L’obiettivo è quello di concretizzare l’apprendimento permanente quale diritto della persona, fornendo strumenti concreti e univoci in tutte le Regioni per il riconoscimento di tutti gli apprendimenti formali, non formali e informali e per la spendibilità delle qualifiche e competenze su tutto il territorio nazionale.
Secondo quanto stabilito ai commi 2 e 3 dell’art. 1, le finalità del decreto sono quelle di:
a) favorire la messa in trasparenza degli apprendimenti e l’aderenza della formazione ai fabbisogni delle imprese e delle professioni al fine di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e accrescere la produttività e la competitività del sistema produttivo;
b) ampliare la spendibilità delle qualificazioni in ambito nazionale ed europeo al fine di facilitare la mobilità geografica e professionale anche in un’ottica di internazionalizzazione delle imprese e delle professioni.
Le qualificazioni rilasciate dalle Regioni e dalle Province Autonome di Trento e Bolzano ai sensi e per gli effetti del presente decreto, afferenti al Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali, istituito dall’art. 8 del D.Lgs. 16 gennaio 2013, n. 13 (recante la definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni per l’individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali e degli standard minimi di servizio del sistema nazionale di certificazione delle competenze):
a) hanno valore sull’intero territorio nazionale, a ogni effetto di legge, e possono costituire titolo di ammissione ai pubblici concorsi, in coerenza con quanto disposto, in merito, dall’art. 14 della legge 21 dicembre 1978 n. 845, ovvero possono concorrere ai requisiti professionali per l’accesso alle attività di lavoro riservate di cui all’art. 2, lettera b), nel rispetto delle specifiche normative nazionali e comunitarie vigenti;
b) sono rese trasparenti per il riconoscimento, a livello europeo ed internazionale, attraverso la referenziazione ai sistemi di classificazione delle attività economiche e delle professioni e ai livelli del quadro europeo delle qualificazioni per l’apprendimento permanente (EQF).
Ricordiamo che i primi passi verso la realizzazione del Sistema pubblico nazionale di certificazione delle competenze risalgono alla legge 28 giugno 2012, n. 92 (c.d. “legge Fornero”) recante: «Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita», e in particolare, ai commi da 51 a 61 e da 64 a 68 dell’articolo 4.
E’ proprio l’art. 4 che, al comma 58, delegava il Governo a definire le norme generali e i livelli essenziali delle prestazioni per l’individuazione e validazione degli apprendimenti acquisiti in contesti non formali e informali, con riferimento al sistema nazionale di certificazione delle competenze e ne stabiliva criteri e principi direttivi.
Sempre all’art. 4, nei commi dal 64 al 68, veniva delineato il Sistema pubblico nazionale di certificazione delle competenze.
Testo del Decreto in Gazzetta Ufficiale: 

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-07-20&atto.codiceRedazionale=15A05469&elenco30giorni=false