L’Italia è stata tra i primi paesi al mondo a regolamentare in dettaglio l’utilizzo dei droni per usi civili. L’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile), ha infatti emanato un regolamento – adottato con delibera del 16 dicembre 1993,

n.42/2013 ed entrato in vigore il 30 aprile 2014 – che disciplina non solo l’uso dei droni per scopi commerciali, ma anche per scopi ricreativi, ponendo norme specifiche per gli aeromodelli, che possono essere utilizzati soltanto per scopi ricreativi o sportivi.
Il settore dei droni, come emerso anche in sede di Commissione europea (comunicazione 8 aprile 2014), è in enorme sviluppo e ha forti ricadute sulla ricerca, innovazione e occupazione e pone molteplici sfide al sistema regolatorio.
L’ENAC, dopo avere promosso una consultazione pubblica on-line sul proprio sito istituzionale, con Disposizione n. 32/DG del 16 luglio 2015, pubblicata sul sito istituzionale dell’ENAC il 17 luglio 2015, ha emanato un nuovo regolamento (Edizione n. 2), finalizzato a contemperare le necessarie garanzie di sicurezza dei cittadini sorvolati e le certezze di uso di tali mezzi per gli operatori che intendono farne uso.
Molte le novità introdotte: a decorrere dal 1 luglio 2016, in aggiunta alla targhetta, il SAPR deve essere dotato di un dispositivo elettronico di identificazione che consenta la trasmissione in tempo reale di dati inerenti l’APR ed il proprietario/operatore e dei dati essenziali di volo, nonché la registrazione degli stessi; l’introduzione di una nuova tipologia di utilizzo: l’attività di ricerca e sviluppo; l’introduzione delle categorie “minidroni” (APR con massa operativa al decollo minore o uguale a 2 chilogrammi) e “microdroni” (APR con massa al decollo minore o uguale a 0,3 chilogrammi, e con una velocità massima minore o uguale a 60 chilometri all’ora.); l’introduzione della differenza tra “attestato di pilota” e “licenza di pilota”; dettate nuove tegole di circolazione e di utilizzo dello spazio aereo.