Pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 29 dicembre 2014 (Supplemento Ordinario n. 99), la legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2015)”.

La legge di stabilità 2015, in vigore dal 1° gennaio 2015, si compone di un solo articolo e di 735 commi.
Conferma del bonus IRPEF da 80 euro nella busta paga; possibilità, da marzo 2015, di chiedere di avere il TFR nella busta paga; previsti bonus fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici; rifinanziamento della Sabatini-bis; finanziato il piano straordinario per il Made in Italy; riforma dell’istituto del ravvedimento operoso; dal 1° febbraio 2015, anche le Camere di Commercio saranno assoggettate al sistema di tesoreria unica; sono queste alcune tra le principali misure adottate. Di seguito alcuni approfondimenti:

Aumentano gli incentivi per reti di impresa innovative

La legge n. 190/2014 (Legge di Stabilità 2015), all’art. 1, comma 6, riforma la disciplina degli incentivi a favore delle aggregazioni di imprese che operano nel settore della manifattura sostenibile e dell’artigianato digitale, istituiti dall’art. 1, commi 56 e 57, della legge n. 147/2013 (legge di Stabilità 2014).
La modifica più significativa riguarda l’ambito soggettivo dell’agevolazione. La misura, finora riservata alle imprese aggregate inAssociazioni temporanee di imprese (ATI) o Raggruppamenti temporanei di imprese (RTI), viene ora estesa alle “reti di impresa aventi nel programma comune di rete lo sviluppo di attività innovative”.
Con la rimodulazione del comma 57 della L. n. 147/2013, le risorse del fondo sono erogate ai soggetti indicati sopra, ammessi attraverso procedure selettive indette dal Ministero dello Sviluppo Economico, tenute a valorizzare le collaborazioni con istituti di ricerca pubblici, università e istituzioni scolastiche autonome, sulla base di progetti della durata di almeno due anni, volti a sviluppare i seguenti principi e contenuti:
a) creazione di centri di sviluppo di software e hardware a codice sorgente aperto per la crescita e il trasferimento di conoscenze alle scuole, alla cittadinanza, agli artigiani e alle microimprese;
b) creazione di centri per l’incubazione di realtà innovative nel mondo dell’artigianato digitale;
c) creazione di centri per servizi di fabbricazione digitale rivolti ad artigiani e a microimprese;
d) messa a disposizione di tecnologie di fabbricazione digitale da parte dei soggetti indicati sopra;
e) creazione di nuove realtà artigianali o reti manifatturiere incentrate sulle tecnologie di fabbricazione digitale.
La dotazione finanziaria prevista, a sostegno delle imprese composte da almeno quindici dipendenti, è pari a 5 milioni di euro per l’anno 2014 e a 10 milioni di euro per il 2015.

Confermati i bonus fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici

La legge n. 190/2014 (Legge di Stabilità 2015), all’art. 1, comma 47, ha confermato, fino al 31 dicembre 2015, i bonus fiscali del 65% per la riqualificazione energetica degli edifici e del 50% per interventi di ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+, nonché A per i forni, per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione.
La proroga è stata inserita apportando alcune modifiche al decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito dalla legge 3 agosto 2013, n. 90 ed, in particolare agli articoli 14 (commi 1, 2 e 2.bis) e 16 (commi 1, 1bis e 2).
Il provvedimento, in sostanza:
1) conferma la detrazione del 65% per le spese documentate relative:
a) a interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali di cui agli articoli 1117 e 1117-bis del codice civile o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio, sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2015;
b) all’acquisto e alla posa in opera delle schermature solari di cui all’allegato M al D.Lgs. n. 311/2006, sostenute dal 1º gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, fino a un valore massimo della detrazione di 60.000 euro;
c) all’acquisto e alla posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, sostenute dal 1º gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, fino a un valore massimo della detrazione di 30.000 euro.
2) conferma la detrazione del 50% per le spese documentate relative:
a) a interventi di ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili, fino ad un valore massimo di 96.000 euro per unità immobiliare, sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2015; tale percentuale sale al 65% nel caso di ristrutturazione di edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità, sostenute sino al 31 dicembre 2015;
b) all’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+, nonché A di forni, di apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione, sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2015 ed è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro.

TESORERIA UNICA – Dal 1° febbraio 2015 assoggettate anche le Camere di Commercio

A decorrere dal 1° febbraio 2015, anche le Camere di Commercio saranno assoggettate al sistema di tesoreria unica e saranno quindi inserite nella Tabella A allegata alla legge 29 ottobre 1984, n. 720, che ha istituito il sistema di tesoreria unica per enti ed organismi pubblici.
Lo prevede l’art. 1, commi dal 392 al 395, della L. 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di stabilità 2015), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 29 dicembre 2014 (Supplemento Ordinario n. 99).
Si ricorda che tali enti (nonché le aziende speciali ad essi collegate), originariamente rientranti nel sistema di tesoreria unica, ne eranofuoriusciti a decorrere dal 1° gennaio 2006, ai sensi dell’articolo 1, comma 45, della legge n. 266/2005 (legge finanziaria per il 2006).
La nuova normativa prevede l’assoggettamento al sistema di tesoreria unica le Camere di Commercio, che saranno pertanto tenute a depositare le proprie disponibilità liquide su conti aperti presso la tesoreria dello Stato e non più presso il sistema bancario.
Nell’inserire le Camere di Commercio nella Tabella A allegata alla legge n. 720 del 1984, la nuova normativa definisce il percorso per l’assoggettamento delle stesse alla tesoreria unica, individuando il termine per il riversamento delle risorse liquide presso la tesoreria statale (1° febbraio 2015) e quello per lo smobilizzo degli eventuali investimenti finanziari (30 giugno 2015).
Le Camere di Commercio possono non smobilizzare gli investimenti in strumenti finanziari, come definiti dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, solo nel caso in cui il loro valore di mercato in uno dei giorni compresi tra il 16 e il 30 aprile 2015 sia inferiore al prezzo di acquisto (comma 394).
Il comma 395 proroga dal 31 dicembre 2014 al 31 dicembre 2017 il termine finale per la sospensione del regime di tesoreria unica mista, prevedendo che le entrate proprie degli enti territoriali, degli enti del comparto sanitario, delle università e delle autorità portuali rimangono depositate presso la tesoreria statale, invece di confluire nel sistema bancario.
Nella Relazione tecnica si prevede che l’afflusso presso la tesoreria statale sarà di circa 850 milioni di euro nel 2015, calcolati sulla base delle risorse detenute presso il sistema bancario nel periodo gennaio 2013 – giugno 2014 da parte delle Camere di Commercio e tenendo conto degli effetti della progressiva riduzione della misura dei diritti camerali a partire dal 2015.
Le somme versate costituiscono risorse proprie delle Camere di Commercio e per questo motivo ne è stato previsto il versamento su un conto fruttifero. Lo Stato dovrà corri
spondere su di esse un interesse a un tasso pari allo 0,25%. L’onere per interessi, al netto della ritenuta fiscale del 26%, calcolato sulla giacenza media è pertanto stimabile in circa 1,6 mln. di euro annui.

Fatture nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni – Dal 1° gennaio 2015 introdotto lo “split payment” – Manca il decreto attuativo

Per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dello Stato, degli organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica, degli enti pubblici territoriali e dei consorzi tra essi costituiti ai sensi dell’articolo 31 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, degli istituti universitari, delle aziende sanitarie locali, degli enti ospedalieri, degli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, degli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza, per i quali i suddetti cessionari o committenti non sono debitori d’imposta ai sensi delle disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto, l’imposta è in ogni caso versata dai medesimi secondo modalità e termini fissati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
E’ questo il testo del nuovo art. 17-ter del D.P.R. n. 633/1972, aggiunto dall’art. 1, comma 629, lett. b), della L. n. 190/2014 (Legge di stabilità 2015).
Soggetti interessati allo split payment sono tutti i fornitori della Pubblica Amministrazione che dal 1° gennaio 2015, pur avendo emesso regolare fattura con addebito di IVA, incasseranno solo l’imponibile; sarà infatti la stessa pubblica amministrazione a versare l’IVA all’Erario invece che al fornitore.
A favore dei fornitori interessati dalla disposizione in esame, per effetto delle modifiche apportate all’art. 30, comma 2, lett. a) del D.P.R. n. 633/1972, vi è la possibilità di richiedere il rimborso del credito IVA, all’atto della presentazione della dichiarazione ovvero trimestralmente.
Per gli enti pubblici cessionari o committenti che omettono o ritardano il versamento dell’IVA, è prevista l’applicabilità delle sanzioni di cui all’art. 13, D.Lgs, n. 471/1997 e la riscossione delle somme dovute mediante l’atto di recupero di cui all’art. 1, comma 421, L. n. 311/2004.
Alcuni fornitori vengono esentati dall’applicazione dello split payment: si tratta dei fornitori che sulle proprie prestazioni sono soggetti a ritenuta alla fonte, come i professionisti, e dei fornitori che sulle proprie forniture applicano il reverse charge, come ad esempio le imprese di pulizia dal 1 gennaio 2015.
L’operatività della norma è soggetta all’autorizzazione dell’Unione europea, tuttavia il Governo ne ha previsto l’applicazione dal 1 gennaio 2015. Se il parere Ue sarà negativo il Governo ha già annunciato che prenderà i soldi dall’aumento dell’ accise su benzina e gasolio.
Attenzione: lo split payment si applicherà non solo alle fatture emesse dal 1° gennaio 2015 ma anche alle operazioni per le quali l’imposta è “esigibile” dal 1° gennaio 2015, cioè a tutte quelle fatture che al 31 dicembre risultano sospese.
Bisognerà, tuttavia, attendere un successivo provvedimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze che dovrà stabilire le modalità ed i termini di versamento del tributo.