L’imprenditore agricolo che svolge l’attività connessa a quella agricola, consistente nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche, può godere del regime

fiscale più favorevole previsto per le imprese agricole soltanto se sia rispettata la condizione di prevalenza prevista dall’art. 2135 del Codice civile per le attività tradizionalmente connesse in agricoltura.

Lo ha chiarito la Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 66 del 24 aprile 2015.
L’art. 1, comma 423, della legge n. 266 del 2005 (Legge finanziaria 2006), individua tra le attività connesse anche «… la produzione e la cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche nonché di carburanti ottenuti da produzioni vegetali provenienti prevalentemente dal fondo e di prodotti chimici derivanti da prodotti agricoli provenienti prevalentemente dal fondo, effettuate dagli imprenditori agricoli, …» e aggiunge che esse si considerano produttive di reddito agrario.
Il legislatore – precisa la Corte – si preoccupa di perimetrare la categoria delle attività connesse, ricorrendo al principio della «prevalenza» dell’attività propriamente agricola nell’economia complessiva dell’impresa. E questa condizione riguarda tutte le attività connesse, ivi compresa quella di produzione e cessione di energia da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche, anche se per quest’ultima non vi è una espressa indicazione in tal senso nel citato comma 423.
Difatti, la norma base della materia, non a caso richiamata sia da questo comma che dall’art. 2 del D.Lgs. n. 99 del 2004, è l’art. 2135 del Codice civile. È la norma codicistica che individua in termini generali la categoria, specificando, al terzo comma, che si intendono connesse: «le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata …».
Ebbene, l’attività di cui è questione è appunto da qualificarsi come «attività diretta alla fornitura di beni» e, quindi, per essa vale il requisito della «utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola».
In particolare, quello che qui viene in evidenza è il fondo, quale «risorsa» primaria dell’impresa agricola, che, anche quando sia utilizzato per la collocazione degli impianti fotovoltaici, insieme alle eventuali superfici utili degli edifici addetti al fondo, deve comunque risultare «normalmente impiegata» nell’attività agricola.
Del resto, il requisito risulta immanente al concetto stesso di connessione ed è coerente con la ratio dell’intera normativa in materia, volta a riconoscere un regime di favore per l’impresa agricola pur in presenza dell’esercizio di attività connesse, purché queste ultime non snaturino la stessa impresa, contraddicendone la vocazione agricola.

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