La segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA) è un istituto che consente al soggetto interessato non
solo di attestare il possesso dei requisiti e presupposti richiesti dalla disciplina di settore ai fini dell’avvio e
dell’esercizio dell’attività, ma anche di segnalare che, sulla base appunto di dette certificazioni, l’attività è
contestualmente avviata.
Anche se l’attività oggetto della SCIA può essere iniziata dal giorno della presentazione della segnalazione
stessa all’amministrazione competente, ciò non rappresenta un obbligo in quanto, stante il dettato normativo,
la decisione è rimessa all’imprenditore.
Tuttavia, secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, anche in assenza di previsione espressa, l’attività
oggetto della SCIA deve essere avviata entro un termine congruo, tale da consentire l’attività di controllo
da parte dell’amministrazione competente prevista dal comma 3, dell’art. 19, della L. n. 241/1990.
Ricordiamo, infatti, che secondo quanto stabilito al citato comma 3, l’amministrazione competente, in caso
di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti previsti, nel termine di sessanta giorni dal ricevimento
della SCIA, è tenuta ad adottare “motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di
rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa, salvo che, ove ciò sia possibile, l’interessato provveda a
conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro un termine fissato
dall’amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta giorni”.
Secondo il Ministero, in caso di avvio dell’attività non contestuale alla presentazione della SCIA, il limite
dei sessanta giorni, indicato al citato comma 3 dell’articolo 19, deve essere calcolato a partire dall’avvio
dell’attività. In caso contrario verrebbe invalidata la potestà di verifica ed accertamento del rispetto della
disciplina, garantita dalla norma al Comune, ossia di effettuare le opportune verifiche, adottare eventuali
provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività, nonché di rimozione degli eventuali effetti dannosi o,
ove sia possibile, chiedere all’interessato di provvedere a conformarsi alla normativa vigente.
In conseguenza di quanto sopra, secondo il Ministero “ove l’attività segnalata non venga avviata entro
l’eventuale termine previsto dalle normative di settore per le eventuali sospensioni dell’attività (e, quindi,
nel caso degli esercizi di vicinato, entro un anno), la segnalazione stessa è da considerarsi priva di efficacia
e debba essere ripetuta al momento dell’effettivo avvio dell’attività”.
Sono questi i chiarimenti che sono giunti dal Ministero dello Sviluppo Economico con la Risoluzione n.
197841 del 10 novembre 2014, emanata in risposta ad un quesito posto da una Regione che ha chiesto
chiarimenti in merito alla questione del rispetto dei termini di avvio delle attività soggette a SCIA e, in
particolare, nel caso in cui un privato non intendesse invece avviare subito, ma decidesse, a titolo
esemplificativo, di rimanere chiuso senza però comunicare alcuna sospensione dell’attività.