La disposizione dettata dall’art. 2, commi 2 e 3, della legge n. 84 del 2006 (Disciplina dell’attività professionale di tintolavanderia) identifica le caratteristiche («attività qualificata di collaborazione tecnica continuativa») che il periodo di

inserimento deve presentare al fine della sua capacità di produrre in capo al prestatore l’effetto giuridico del conseguimento dei richiesti requisiti professionali. In tale prospettiva, si deve ritenere che soddisfi la prescrizione di legge un «periodo di inserimento presso imprese abilitate del settore» che sia caratterizzato dalla prestazione professionale e continuativa del lavoro da parte del collaboratore, nonché da un inquadramento del soggetto atto, per qualifica, mansione, continuità e durata, a produrre in capo al lavoratore il conseguimento di una esperienza tecnico-professionale idonea a garantire il pieno conseguimento delle finalità (tutela dell’ambiente, dei lavoratori, dei consumatori che si avvalgono dell’opera professionale dell’impresa) che la legge sottende alla necessaria nomina del responsabile tecnico.
L’applicazione di questi principi al singolo caso concreto non può che essere rimessa agli Sportelli unici per le attività produttive (SUAP), i quali – in sede di istruttoria della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) – potranno stabilire, sulla base della documentazione prodotta dal dichiarante o da acquisirsi presso di questi, l’effettivo conseguimento del requisito professionale richiesto al responsabile tecnico
​ (​chiarimenti giunti dal Ministero dello Sviluppo Economico con il parere del 22 settembre 2015; Prot. 169302, in risposta ad un preciso quesito in cui si chiedeva cosa dovesse intendersi per “attività qualificata di collaborazione tecnica continuativa”, ​cos’ì da favorire una interpretazione uniforme sul territorio nazionale della disciplina relativa al conseguimento dell’idoneità professionale di responsabile tecnico di tintolavanderia​).​

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