Pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 62 del 15 marzo 2014, il decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 27, recante “Attuazione della direttiva 2011/65/UE sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche”.

Il decreto, che dà attuazione alla direttiva 2011/65/UE, detta la disciplina riguardante la restrizione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) al fine di contribuire alla tutela della salute umana e dell’ambiente, compresi il recupero e lo smaltimento ecologicamente corretti dei rifiuti di AEE.

In base alle disposizioni dettate dal nuovo decreto tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato, compresi gli elettrodomestici, non dovranno contenere più dello 0,1% di piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, bifenili polibromurati, eteri di definile polibromurato.

A dover controllare che queste sostanze non siano presenti dovranno essere sia i produttori, ma anche tutti i soggetti della filiera: dagli importatori ai distributori dei prodotti.

Gli apparecchi a cui si applicano questi divieti sono quelli riportati nell’Allegato I, e precisamente: grandi e piccoli elettrodomestici; apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni; apparecchiature di consumo; apparecchiature di illuminazione; strumenti  elettrici ed elettronici; giocattoli e apparecchiature per il tempo libero e per lo sport; dispositivi medici; strumenti di monitoraggio e controllo, compresi gli strumenti di monitoraggio e controllo industriali; distributori automatici.

Tali apparecchiature dovranno essere accompagnate dalla garanzia che siano state progettate

e prodotte in conformità alle misure di prevenzione disposte.

Dovrà, inoltre, essere fornita la documentazione tecnica che rechi il marchio CE e riporti le  informazioni utili all’identificazione, con informazioni sul produttore.

Le funzioni di vigilanza e di controllo sono affidate al Ministero dello Sviluppo Economico e  al Ministero dell’Ambiente, che si avvalgono delle Camere di Commercio, della Guardia di

finanza e dell’ISPRA. Le sanzioni previste all’art. 21 saranno irrogate dalla Camera di Commercio territorialmente competente.